Travolti da un insolito listino

Una risposta di sistema all’onda lunga della crisi finanziaria. La giornata di ieri, aperta dalle previsioni del Fondo monetario internazionale che parlano di recessione per il 2009, ha segnato lo snodo della strategia del governo. Un Consiglio dei ministri straordinario ha approvato un decreto che si fonda su due capisaldi. Leggi Il litigar al tempo della crisi
9 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 23:25 | 20 AGO 20
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Una risposta di sistema all’onda lunga della crisi finanziaria. La giornata di ieri, aperta dalle previsioni del Fondo monetario internazionale che parlano di recessione per il 2009, ha segnato lo snodo della strategia del governo. Un Consiglio dei ministri straordinario – svoltosi in serata poco prima che il Cav. convocasse a Palazzo Chigi il governatore di Bankitalia Mario Draghi – ha approvato un decreto che si fonda su due capisaldi: la garanzia statale illimitata dei depositi bancari e la ricapitalizzazione delle banche che non hanno una solidità patrimoniale adeguata (nel complesso circa 20 miliardi di euro). L’Italia, quindi, ha recepito la decisione dell’Ecofin sulla garanzia pubblica a favore dei depositi, che secondo la decisione dei ministri europei delle Finanze dovrebbe arrivare ad almeno 50 mila euro. I depositi nel nostro paese sono già tutelati (fino a 103 mila euro) dal Fondo interbancario, finanziato privatamente dagli istituti di credito.
Il secondo elemento della strategia del Cav. è invece inedito in Europa, e rappresenta in un certo senso la risposta di Tremonti, il quale, avendo visto bocciata la proposta italo-francese di un piano Paulson europeo, ne ha voluto immaginare uno in versione nazionale. Verrà infatti costituito un fondo di equity, a disposizione del Tesoro, per eventuali interventi rapidi e chirurgici in soccorso delle banche che hanno l’indicatore della patrimonializzazione Core Tier 1 al di sotto del 6 per cento. Sono due gli obiettivi che cerca di raggiungere Palazzo Chigi. Da un lato, con la garanzia pubblica illimitata dei depositi, si intende rassicurare i risparmiatori che i loro soldi nelle banche non corrono rischi, anche nel caso qualche istituto scricchioli. Dall’altro lato, con una sorta di fondo statale (un ruolo potrebbe averlo la Cassa depositi e prestiti) a disposizione in caso di necessari aumenti di capitale da parte di alcune banche, si tenta di mandare un messaggio rassicurante sul futuro del sistema creditizio e finanziario italiano.
Un fine legato a una preoccupazione che si sta facendo largo nelle imprese: la potenziale stretta creditizia. Una prospettiva nefasta per un’economia in recessione e per industrie che intravvedono fatturati in calo. Una stretta influenzata dall’alto costo del denaro in Europa. Per questo la decisione della Bce, coordinata con Fed e Boe, di tagliare di mezzo punto, al 3,75 per cento, il tasso di interesse, è stata salutata con favore dagli imprenditori.
Proprio per delineare una strategia nazionale tra tutti gli attori istituzionali ed economici dell’Italia è stata convocata ieri mattina una riunione in cui erano presenti Mario Draghi, il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il numero uno dell’Abi, Corrado Faissola, e, a sorpresa, il presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi. Al termine della riunione, Tremonti ha fatto sapere di “condividere le misure adottate dal governo inglese”, cioè la ricapitalizzazione delle otto maggiori banche del paese per un valore di 50 miliardi di sterline e l’apertura di nuove linee di credito per 200 miliardi di sterline. Il vertice, così come la creazione del fondo di emergenza, suggeriscono che il ministro dell’Economia tema più di tutto la propagazione della crisi dal settore finanziario all’economia reale. Se il nostro sistema bancario è relativamente poco esposto ai titoli spazzatura, la nostra economia è più debole.
Un dato rilevante, a questo proposito, è il risultato di un’indagine condotta da Bankitalia e Sole 24 Ore, secondo cui la maggioranza delle imprese interpellate si aspetta ulteriori arretramenti e soprattutto aumenta la quota di quanti temono un “credit crunch” nostrano (salita dal 23 al 27 per cento). Il rischio liquidità, come detto, è stato attenuato dal taglio coordinato di mezzo punto ai tassi di interesse. Ma il timore di una contrazione del credito resta, come dimostra l’organizzazione di un tavolo tra Confindustria e le banche per il 17 ottobre. L’andamento delle borse, che avevano timidamente rialzato la testa all’annuncio del taglio, è la più efficace testimonianza del fatto che il mercato ritenga insufficienti i provvedimenti finora adottati a livello mondiale: il Mibtel ha perso il 5,72 per cento, lo S&P/Mib il 5,71 per cento. Hanno sofferto, in particolare, banche e assicurazioni, con un drastico arretramento di Unicredit, che ha lasciato sul terreno il 12,58 per cento.